14 febbraio 2019

Erika Cavallini senza Erika

 
Il 2018 si è concluso con l’addio di Raf Simons a Calvin Klein, il 2019 si apre con il saluto di Erika Cavallini al suo omonimo marchio

di Chiara Antille

Ho conosciuto il mondo di Erika Cavallini come i protagonisti de Le Cronache di Narnia hanno conosciuto Narnia, casualmente. Ero al liceo e, in uno di quei pomeriggi in cui la distrazione era l’unico modo per sfuggire ai miei compiti, cliccai sul suo account Instagram.

Un universo di fiori, abiti vintage, scarpe col tacco e donne che dormivano dentro le vasche da bagno si aprì dinanzi ai miei occhi. C’erano foto di luoghi abbandonati in cui spiccavano dettagli apparentemente fuori posto, c’erano i ritratti delle sue muse scattati da lei con una vecchia polaroid.

Allo stesso modo c’erano le storie delle sue collaborazioni tra cui la campagna scattata dall’architetto Monia Merlo per Erika Cavallini Semi-Couture (il suo primo grande progetto) o i frammenti del volume Cahier D’Artistes.

 

Inizialmente pensavo fosse una fotografa ma pian piano mi accorsi che Erika scriveva di tessuti, raccontava di mani sporche, accennava a scarpe dal piede suino. Diversi fashion authors designer si sono ispirati al lavoro di Martin Margiela soprattutto dalle parti di Anversa (vedi Dries Van Noten, Lutz Huelle e Raf Simons) ma le lettere d’amore che Erika Cavallini ha dedicato al maestro rimangono indelebili. Non soltanto sottoforma di didascalie sul suo profilo Instagram ma anche nel concepire un cappotto decostruito o una gonna a vita alta con più passanti ci si accorge delle frasi dedicategli (Vedi Fall Winter 2018). Come se per tutti questi anni Erika non abbia smesso di ricercarlo, il suo maestro, come si cerca un anello di valore al buio sotto le coperte. Come se la nostalgia di quei momenti trascorsi nella maison di Margiela, a Milano, l’abbia tirata fuori perché anche noi potessimo viverla. Spesso si conoscono i percorsi di altri stilisti solo quando hanno studiato alla Central Saint Martins. Invece la vera scuola è miscelare il meglio possibile proveniente dai maestri con il nostro meglio.

 

 

Mentre le grandi aziende si preoccupavano di scegliere il font migliore per i loro loghi, Erika Cavallini contagiava noi donne con una febbre anarchica. Ci ha parlato di donne guerriere che <<sculettano con il cervello>> , di donne che non devono scendere a compromessi. E’ per questo che ha pensato per noi divise militari da guerriere (vedi Primavera Estate 2017) e le cinturone per chiudere le corazze (vedi Autunno Inverno 2016-2017)

Le sfilate erano come parate di soldatesse pronte ad invadere il pianeta di grandi idee. C’erano donne di ogni età tra cui Kristina de Coninck che ha rappresentato il passato ed il presente indossando un abito nero da sera (Fall Winter 2018-2019) . Passato perché musa del maestro Martin, presente perché quell’abito nero, insieme ad altri usciti a fine sfilata, ha ricordato la primissima collezione di Erika che molte di noi non hanno mai visto ma lei ne ha parlato facendoci emozionare.

 

<<Elogio all’errore>>, frase incisa sui cancelli del suo mondo ci ha permesso di guardare la moda da un’altra prospettiva. Non una moda legata alla superficiale tendenza ma una moda che mette al centro la persona. Una moda legata alla sperimentazione che non deve necessariamente piacere agli altri. Abbiamo assistito ai suoi successi (vedi apertura del negozio in via Sant’Andrea e poi via Della Spiga a Milano) e adesso assistiamo alla conferma di ciò che ci ha insegnato: il coraggio di camminare controcorrente.

 

Da Erika Cavallini Semi-Couture è passata a Erika Senza-Couture e proprio in questi giorni a Erika Cavallini senza Erika. D’altronde <<La strada della bellezza non è fondata sull’aggiungere ma piuttosto sul togliere>> recita una frase cancellata da un suo comunicato stampa perché ritenuta “troppo forte”. Quindi saluta tutti e toglie il disturbo. La signora Moda non accenna a trattenerla. Forse alla Signora non sarà piaciuto l’appellativo <<noiosa>> quando Erika glielo ha urlato. Forse la signora Moda non ha il tempo di occuparsi degli autori perché troppo impegnata a investire di meno per fatturare di più.

Forse arriverà il giorno in cui le leggi di mercato varranno meno delle donne guerriere e sarà il giorno in cui, cara Erika, indosseremo il completo di seta color deserto che ti hanno annullato prima di venderlo.